Rivoluzione Economica

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PILLAR 2.8-Ripartizione di oneri e benefici del credito, stop alla moneta bancaria
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Rivoluzione Economica

Pillar 2.8
Ripartizione di oneri e benefici del credito, stop alla moneta bancaria


La problematica

Con gli interventi previsti nella prima fase vi sarà già una sostanziale limitazione del potere di azione delle banche. Ma se non si operassero ulteriori riforme del sistema finanziario permarrebbero il rischio sistemico di fallimento e forti instabilità.

Le banche commerciali hanno la possibilità di creare moneta bancaria a costi molto bassi per erogare prestiti a privati, aziende e stati.

Fin quando il sistema è stato sostenuto dalla crescita economica e da un aumento progressivo dell’indebitamento, le banche non hanno subito svalutazioni e le percentuali di default (mancato rimborso dei prestiti) si sono mantenute entro limiti assolutamente sostenibili.
La condotta irresponsabile delle banche commerciali ha però portato oggi il sistema finanziario a rischio collasso. Oggi i «mancati rimborsi» stanno diventando sempre più frequenti ed insostenibili per i sistemi bancari più piccoli.

Alla base dell’attuale degenerazione vi sono due aspetti fondamentali:

  • la possibilità delle banche di disporre di somme quasi illimitate a costi praticamente nulli (creazione di moneta bancaria);
  • la libertà di azione (sulla quale si interviene già nella prima fase);
  • lo scarso valore attribuito dalle banche ai capitali (a garanzia ultima infatti vi sono i nosti depositi di conto corrente, quindi il rischio reale sui prestiti emessi è sulle spalle di aziende, privati e stati).

L’assurdo è che i benefici derivanti dall’uso di tali capitali sono stati esclusivamente delle banche (salvo una piccola quota riconosciuta tramite i tassi di interesse sui depositi), mentre gli oneri, come già detto, no.

Di fatto però oggi il sistema è divenuto particolarmente instabile perché buona parte della moneta messa in circolazione non è più coperta dalle garanzie originariamente poste: immobili e titoli stanno subendo infatti pesanti svalutazioni.


La rivoluzione

La rivoluzione in questo settore sarà enorme. Al fine di creare una sistema economico stabile e basato su un’economia reale le banche commerciali perderanno la facoltà di creare moneta bancaria e torneranno a svolgere esclusivamente la loro funzione originaria, quella di intermediazione tra domanda e offerta di capitali.
Gli istituti finanziari dovranno quindi limitarsi a trovare dei «compratori» dei capitali contenuti nei  nostri depositi. I correntisti dovranno avere visibilità sull’utilizzo delle risorse prestate e, per garantire la stabilità del sistema, non potranno godere della disponibilità del capitale fino al completo rimborso di esso.
Per attuare la rivoluzione si dovrà agire su due fronti:

  • la dichiarazione da parte di ciascun depositante della porzione del proprio capitale che vuole «rischiare» destinandolo ai prestiti; la quantità di denaro che rimarrà  sul conto, sarà trattata al pari di una cassaforte privata (al riparo, dunque, anche dall’eventuale fallimento della banca);
  • finanziamenti dalla banca centrale alle banche commerciali, a tassi di mercato, per coprire la forte riduzione dell’offerta di moneta.

Le «cassette di sicurezza», dove giaceranno le risorse non investite, per evitare speculazioni e costi troppo elevati, potranno essere gestite anche da istituti pubblici creati ad hoc.

Inoltre il rischio creditizio e i benefici dei prestiti dovranno essere distribuiti in modo equo tra il proprietario del capitale (il correntista) e l’erogatore del servizio (la banca). La banca sarà quindi responsabile di ricercare dei compratori affidabili per garantire il rimborso del capitale investito.

Per approfondimenti sulla riforma del sistema bancario e sugli strumenti tecnici da utilizzare si faccia riferimento all’articolo “Le banche e i mercati finanziari: strumenti ed impatti della rivoluzione economica”.


Principali Vantaggi

  • semplificazione e normalizzazione del sistema bancario;
  • stabilità finanziaria;
  • trasparenza;
  • distribuzione del rischio creditizio;
  • risorse finanziarie destinate a progetti sostenibili.

 



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